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La terapia occupazionale - Passato, presente, futuro

Guest Editor: Alda Pellegri

Contenuti e specificità della Terapia Occupazionale
F. Ciol – A. M. Graziani
Viene presentata la definizione di Terapia Occupazionale come è stata pubblicata nel 2004 dalla WFOT (World Federation of Occupational Therapists), da cui si deduce che l’obiettivo principale del trattamento attuato in questo settore è quello di rendere le persone capaci di partecipare alle attività della vita quotidiana.
Lo specifico della T.O. è pertanto quello di: 1) agire sulla funzionalità, 2)facilitare l’autonomia e lo sviluppo delle abilità, 3) garantire la partecipazione all’ambiente.
Si definisce quindi il concetto di occupazione quale “focus” della terapia occupazionale, che viene sviluppato nei tre ambiti specifici: a) le attività per la cura di sé, b) la produttività (nel gioco – nella scuola – nel lavoro), c) il tempo libero.
Da ultimo viene approfondito il concetto di autonomia sia funzionale che psicologica, sottolineando le opportunità che devono essere date ad ogni persona disabile, superando gli ostacoli alla sua partecipazione che rischiano di vanificare gli effetti positivi della riabilitazione e che sono molto legati al tipo di ambiente in cui essa vive. Per agire sul paziente e sull’ambiente e per svolgere bene il suo lavoro, il terapista occupazionale ha lo specifico compito di fare valutazioni, individuare progetti riabilitativi mirati, condurre training intensivi, formare altri operatori e chiunque si prenda carico del paziente, affidare loro il progetto, effettuare le opportune verifiche.

La terapia occupazionale nel contesto multidisciplinare
A. Pellegri – F. Ciol
Viene presentata la casistica a cui è rivolta la Terapia Occupazionale e sottolineata la necessità di integrare questo settore con altri ambiti riabilitativi. Specificata la dinamicità propria della T.O., si individua l’obiettivo prevalente a cui occorre puntare con questo tipo di intervento, rappresentato dallo stimolo allo sviluppo della massima funzionalità consentita dalle singole patologie, in modo da facilitare la partecipazione e l’inserimento sociale della persona disabile.
Vengono indicate le specificità dei settori riabilitativi maggiormente integrati con la T.O., in particolare la psicomotricità e la neuropsicologia e si sottolinea il fatto che, moltiplicandosi gli interventi riabilitativi, è necessario operare sintesi chiare sul singolo caso per non perderne di vista l’unicità, individuando il problema prevalente su cui costruire il progetto funzionale.
La storia riabilitativa de “La Nostra Famiglia” si è articolata e sviluppata nel tempo su una molteplicità di interventi che favoriscono l’arricchimento delle opportunità per il paziente. La T.O. in qualche territorio ha ridotto la sua pregnanza, lasciando il passo ad altri settori più attuali e stimolanti sul piano scientifico e speculativo.
Si ripropone pertanto l’attenzione alla domanda di senso che la T.O. rivolge alla Riabilitazione: “chi è questo paziente, che cosa sa fare, di che cosa ha bisogno, che cosa è importante per lui”.

Il tempo libero e il gioco: un esempio progettuale
V. Martocchi
Le competenze del Terapista Occupazionale possono trovare significato anche in aree diverse da quella sanitario-riabilitativa, nella quale è opportuno conciliare necessità e bisogni di individui con risorse funzionali differenti. Tale contributo può risultare positivo per ridurre la distanza generalmente esistente tra erogatori e fruitori di servizi, arricchendo la progettazione di fattori più specifici di conoscenza (caratteristiche, limiti, necessità, potenzialità dei fruitori) e divenendo uno stimolo a considerare in modo più concreto e realistico l’integrazione tra persone diversamente abili.
La realizzazione di un “parco giochi” si è dimostrata una buona occasione per sperimentare la collaborazione con professionisti di altri settori (architetti, responsabili di servizi pubblici), per focalizzare in modo più puntuale gli obiettivi e strutturare una metodologia più efficace.
Per il terapista occupazionale è stata anche una buona opportunità di estendere la propria attenzione e i propri sforzi a campi dell’autonomia meno usuali ed esplorati come quello della partecipazione sociale.

Autonomia nei contesti di vita: il ruolo degli ausili
M. Guerreschi
Prima e al di là delle conoscenze sugli ausili e sulle tecnologie, è necessaria chiarezza di idee sugli scopi ed i ruoli che essi rivestono nel processo di integrazione o – secondo l’ICF – di partecipazione. Una buona cornice di riferimento consente infatti di affrontare con maggiore consapevolezza ed efficacia il “percorso-ausili” permettendo di sfruttare appieno le potenzialità offerte da questi strumenti ed evitando gli ostacoli che possono presentarsi nel corso del loro utilizzo.

Terapia occupazionale e scuola: quale rapporto e quali ruoli?
F. Ciol
Il rapporto con la scuola è un aspetto peculiare dell’attività del terapista occupazionale poiché l’ambito scolastico rappresenta un contesto significativo delle attività della persona. Questo rapporto deve basarsi sulla conoscenza diretta della realtà scolastica da parte del terapista, che deve essere presente a scuola, ma soprattutto su modalità relazionali che rispettino i diversi ruoli e competenze delle persone che collaborano nella formazione dello studente. Il ruolo del terapista occupazionale è molteplice: egli è consulente, formatore, riabilitatore e promotore di cultura. Consulente per gli adattamenti ambientali, l’individuazione di ausili e l’adozione di facilitazioni. Formatore nell’indicare modalità concrete di lavoro con lo studente disabile. Promotore di cultura quando mediante il proprio operato previene l’insorgere di difficoltà e contribuisce a promuovere la partecipazione e l’integrazione della persona, qualunque sia il problema che essa presenta. Riabilitatore nel favorire, mediante training specifici e l’utilizzo di attività finalizzate e significative per lo studente, l’acquisizione di nuove competenze o la valorizzazione delle abilità della persona.
Molto spesso fra questi ruoli giocati dal terapista non vi è una distinzione netta, ma una compresenza e scambio a seconda di quale sia, di volta in volta, il bisogno prevalente.
A questo proposito riteniamo utile l’avvio di un confronto fra operatori su strumenti, interventi e modalità di trattamento.

Terapia occupazionale e inserimento al lavoro
P. Boscarato
La richiesta di avviare dei percorsi per l’inserimento lavorativo di utenti (con esiti di cerebrolesioni acquisite in particolare con trauma cranio-encefalico – TCE), in carico al servizio di Unità per la riabilitazione delle turbe neuropsicologiche acquisite (URNA) di Pieve di Soligo (TV), ci ha indotto a sviluppare questa proposta operativa. Essa nasce da varie esperienze maturate all’interno dell’associazione “La Nostra Famiglia” e dal confronto con altre realtà che si sono misurate con percorsi rieducativi-riabilitativi volti all’inserimento.
Questo ha permesso al terapista occupazionale (in collaborazione con le altre figure facenti parte dell’équipe riabilitativa) di proporre l’avvio del processo d’inserimento lavorativo come uno degli obiettivi del progetto riabilitativo svolto nella fase acuta e post-acuta e, successivamente, di contribuire, con il proprio apporto specifico, alle varie fasi (dalla valutazione al follow-up) delineate dal percorso descritto in questo articolo, una volta che lo stesso fosse stato intrapreso.

ICF e Terapia Occupazionale
A. Martinuzzi – R. Giuriati
L’articolo tratta della “Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Salute e della Disabilità” (ICF), sviluppata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità allo scopo di promuovere una nuova cultura e un nuovo linguaggio della salute, e della relazione tra questa e la Terapia Occupazionale.
La prima parte dell’articolo ha lo scopo di fornire le informazioni necessarie al lettore per conoscere in modo essenziale l’ICF. In particolare viene esposto lo scopo generale della classificazione, una breve sintesi di come si è sviluppata, il modello concettuale di riferimento utilizzato per la sua elaborazione, una schematica descrizione della struttura classificativa e i potenziali usi della classificazione.
Nella seconda parte viene analizzata, secondo diverse sfaccettature, la relazione tra la terapia occupazionale e l’ICF. In particolar modo viene approfondito come il modello concettuale di riferimento della classificazione, vale a dire il modello biopsicosociale, possa guidare il terapista occupazionale nelle scelte terapeutiche e operative della pratica riabilitativa.

Terapia occupazionale: la dimensione formativa
G. Zucca
La storia della Riabilitazione a “La Nostra Famiglia” ha avuto come uno dei settori privilegiati la Terapia Occupazionale, che ne ha caratterizzato lo stile.
Premessa indispensabile per mantenere e sviluppare una tradizione culturale significativa è che la T.O. abbia uno sbocco nella Formazione.
Il Corso di laurea per Terapisti Occupazionali istituito presso la sede di Conegliano de “La Nostra Famiglia” nell’anno accademico 2004-2005 è la realtà che garantisce questo futuro.
Viene presentato il piano di studi del Corso di Laurea, gli obiettivi generali e formativi e la struttura del Corso.
Sono inoltre presentati gli Ambiti e mansioni previsti per i laureati in base al D.M. n. 136, emanato dal Ministero della Sanità il 17 gennaio 1997.

15-Ott-2008 - © I.R.C.C.S. Medea